Un giorno che non si dovrebbe ricordare

Il 25 novembre è il giorno contro la violenza nei confronti delle donne ed è davvero una strana ricorrenza. E’ meno insolito che si commemori un evento, che si ricordi la fine di un frangente tremendo come la guerra, un eccidio, una persecuzione, che si festeggi, una persona, un momento, la memoria di un passato perduto, magari felice, e fa riflettere che si senta la necessità d’istituire una giornata come questa, che è insieme un invito e la constatazione di una realtà sgradevole e difficile da modificare.
Sono secoli che le donne subiscono la violenza dell’uomo, non inteso come umanità, ma come maschio che picchia, viola, segrega, uccide, che nega che toglie e non da. Alla brutalità fisica si somma quella psicologica che si consuma spesso nelle famiglie e nei posti di lavoro, subdola e non evidente, questo livido dell’anima , riduce all’impotenza, alla non essenza e impedisce il riscatto ed il progresso, disconoscendo il valore e le qualità di chi ne è vittima.
La legge non può pareggiare i conti se la società stessa è colpevole di omertà e complicità e giustifica la violenza, la corregge, la smussa e cerca di darne una valenza punitiva quasi educativa, per non ammettere di esserne concausa.

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Un caso di violenza Asolano

Il giorno 2 agosto del 1570, Lucia Turchi, costretta a letto, ma sana di mente, sensi et intelletto, dopo essersi raccomandata a Dio e alla Beata Vergine dispone, dei propri beni, nominando eredi i fratelli Carlo, Ludovico ed Egidio e nel contempo diseredando il marito Giacomo de Albricis.
Tale scelta viene motivata dalla crudeltà che il marito ha dimostrato nei suoi confronti, non solo l’ha allontanata da sé, ma per lungo tempo ha sfogato su di lei la sua violenza, l’ha insultata e maltrattata per giungere poi a confinarla in campagna mentre lui alloggiava in Asola, separato da lei.
Nella sua prigionia, nel solitario e triste confino. Lucia non aveva neppure il conforto del cibo e delle medicine che le necessitavano, pativa la fame, tanto era che costretta a mendicare di che sostenersi dai fratelli.

Con il tempo la sua situazione si era aggravata, tanto che questi, hanno deciso di ospitarla in casa loro, per il tempo che le restava da vivere, ed è qui, nell’abitazione avita posta in contrada “Porte Fore”, che la donna detta il suo testamento.
( il testamento si trova in : ASMN, Archivio Notarile, notaio Francesco Leali)

La immaginiamo così

La stanza si stava facendo sempre più buia, dalla finestra aperta non entrava neppure un po’ d’aria, le tende tirate lasciavano scorgere solo il cielo.
Era stata una giornata calda e umida, faticosa, ma ora apprestandosi la sera, le sembrava che la stanchezza scemasse. Si alzò, le gambe le tremavano, ma voleva raggiungere il balcone e guardare all’esterno, riempirsi gli occhi di tetti e strade, degli alberi che si indovinavano oltre le mura. Assorta e immobile fissava l’orizzonte, era quel momento del giorno in cui pareva la vita rallentasse, si fermasse un attimo a riprendere fiato e meditare.
Le voci si smorzavano, i movimenti si facevano più lenti e anche gli uccelli cessavano di cantare una quiete benevola e rasserenante permeava gli ultimi bagliori del giorno quasi un abbraccio, una speranza.
Per lei non sarebbe stato più così, la calma sarebbe diventata silenzio, l’oscurità buio, fondersi al crepuscolo le procurò un lieve spasmo, forse rimpianto, forse malinconia.
Quanto erano luminosi i ricordi, anche i giorni più tristi erano nitidi, intatti. Rammentava il colore dell’alba, i giochi di luce tra le foglie, d’estate, i fiori di ghiaccio sui vetri l’inverno, il sapore dolce della primavera, l’intensità dei fuochi, i silenzi.
L’infanzia protetta, custodita affinché sbocciasse, quella giovinezza colma di attese e speranze, barattata con il consolidamento dei legami di potere, le alleanze; un marito, una moglie servono a questo, le bambine vengono educate a tale fine, mentre gli uomini nascono già consci.
A tanti capitava comunque di trovare un equilibrio, un’intesa che rafforzava il legame, un’unione d’intenti per un singolo fine, che poi era sempre lo stesso, il bene della famiglia, e con il tempo crescevano il rispetto, la tenerezza, l’amore a volte.
Per lei non era stato così, e con la scelta che era stata forzata a compiere quel giorno, rinnegava gli ultimi anni della sua vita, come se non fossero mai esistiti.