La moneta magica

Capitolo 1

 

Quel giorno, una di quelle belle giornate di primavera nelle quali già si sentiva una promessa d’estate nell’aria, Antony, Nik e James avevano deciso di recarsi a pescare vicino al vecchio mulino, al gruppo si erano poi aggregati Patty, Sue e Billy. Quell’anno, per la prima volta le loro mamme avevano acconsentito a lasciarli uscire senza che fossero accompagnati da un adulto sempre che rimanessero uniti e che nessuno di loro si allontanasse da solo dal gruppo. Pescavano a turno perché non avevano canne a sufficienza per tutti, in quel momento seduti sul muro intenti a scrutare i galleggianti c’erano Nik, James e Sue. Patty, Antony e Billy gironzolavano lì attorno, contenti di avere un pomeriggio libero da compiti o da altri impegni. Si stavano avvicinando al ponticello che univa le due rive del Naviglio con l’intenzione di attraversare il canale per andare nel campo vicino.

Mentre erano intenti ad attraversare la passerella la quale benché abbastanza ampia, non aveva protezioni, notarono che parte dell’argine destro, probabilmente a causa delle piogge primaverili che erano state abbondanti ed incessanti, era franata. Giunti sulla riva opposta i tre amici si approssimarono alla zona crollata.
– Diamo un’occhiata-  disse Patty, magari troviamo qualche reperto preistorico –
– Sarebbe davvero interessante scoprire qualcosa-  aggiunse Billy.
– Scendiamo – li incitò Antony così possiamo ispezionare meglio il luogo.
Senza troppa difficoltà i tre riuscirono a calarsi sulla piccola spiaggia che era stata creata dallo straripamento del canale, atterrarono sul fango umido che si intervallava ai sassi e alle radici che la piena aveva portato allo scoperto. I tre si aggirarono speranzosi procedendo verso il punto dove la parte più consistente dell’argine era crollata. Arrivati sul posto poterono constatare che nessun reperto preistorico era affiorato in superficie, neanche un gioiello, un coccio o una punta di freccia  si erano mostrati ai loro sguardi e ridendo tentavano di prendersi in giro sulla possibilità di distinguere una vera punta di freccia da un sasso appuntito quando la loro attenzione venne attirata da delle pietre un po’ particolari poste a circa metà  della  scarpata. Iniziarono quindi ad arrampicarsi e un po’ scivolando, un po’ aggrappandosi a ciuffi d’erba giunsero alla loro meta poterono notare che le pietre portate alla luce erano piuttosto dei lastroni dalla forma regolare e squadrata.
– Sarà una tomba preistorica? – chiese Patty .
– Non credo è troppo grossa –  rispose Billy – però sembra qualcosa di molto antico.
– Assomiglia un po’ ad una strada romana che ho visto a Brescia – riferì Antony – il selciato era fatto di pietre simili.
– Chissà dove portava?  – chiese Patty – non pensate che potremmo cercare di capire dove andava a finire? – aggiunse la bambina.
–  E’ possibile –rifletté Billy – dobbiamo però fare qualche ricerca.
–  Possiamo guardare su una cartina del paese dove potrebbe essere stata questa via, in fondo ci sono solo due strade che in questa zona vanno verso la campagna e la nostra strada romana deve averle necessariamente incrociate – precisò Antony.
–  Sempre che sia romana! – scherzò Billy seguendolo.
– Dove andiamo adesso? – domandò Patty alzandosi in piedi e buttando un sasso che poco prima aveva attirato la sua attenzione.
– A prendere una cartina e a fare un giro in bici, che te ne pare? – le rispose Antony sorridendo.

 

Capitolo 2

 

–  Dove andate? – urlò Sue quando li vide passare sul ponte.
–  A fare un giro – risposero.
–  Dove andate? – chiese Jennifer quando li incontrò nei pressi della chiesa.
–  A perlustrare la campagna – disse Billy –  venire anche tu?
Visto che la risposta era scontata i quattro cominciarono a pedalare per raggiungere la stradina che costeggiava la vecchia casa diroccata e che poi proseguiva verso i campi. Dopo aver percorso un breve tratto sulla strada sterrata, alzando una quantità incredibile di polvere solo per il piacere di testare le possibilità dei freni delle loro biciclette, Antony e Billy si fermarono, subito imitati delle bambine e si misero ad osservare il terreno e la cartina. Si trovavano nel luogo in cui la via da loro scoperta avrebbe dovuto incontrare quella sulla quale si trovavano.
–  Qui non c’è nulla –disse Antony.
–  Se anche ci fosse qualcosa sarebbe sotto terra –  affermò Billy – qui ci sono solo campi coltivati. –
–  Proviamo con l’altra – asserì Antony – rimontando sulla sua bicicletta.
–  Stiamo cercando qualcosa in particolare? – si informò Jennifer.
–  Adesso ti spiego tutto –disse Patty – però seguiamoli altrimenti ci lasciano indietro. Le due bambine pedalavano con vigore per raggiungere gli altri che andavano velocissimi, intanto anche se un po’ ansante Patty spiegò a Jennifer del loro ritrovamento mentre Billy e Antony che si erano accorti di aver seminato le femmine rallentarono la loro andatura. Finalmente riuniti imboccarono la seconda strada che dal paese portava in campagna. Arrivati ad un bivio Antony e Billy decisero di proseguire verso sinistra. Non erano avanzati che di un breve tratto quando la strada si interruppe bruscamente ai confini di un campo.
– Uffa – non c’è niente neanche qui – si lamentò Patty.
– Guardiamoci almeno attorno – insistette Billy.
–  Nei campi coltivati non possiamo certo camminare, ma in quello incolto potremmo fare una ricognizione – propose Antony con aria seria.
– Cosa cerchiamo? li interrogò Patty.
– Qualsiasi cosa – replicò Billy – cominciando ad osservare attentamente la terra smossa. Intorno a loro i campi riposavano tranquilli sotto il sole, escludendo il terreno appena dissodato, gli altri erano colmi di spighe in via di maturazione tra le quali spiccavano le macchie rosse dei papaveri. I ragazzi si muovevano lentamente, raccoglievano frammenti di pietra, li osservavano attenti poi li scartavano.
–  Cos’è questo? – chiese Billy a Antony allungandogli un coccio rossiccio.
– Potrebbe essere un pezzo di un vaso, di una tegola o di un mattone – rispose l’altro.
– E questo? Li interrogò Jennifer – mostrando un piccolo oggetto scuro posato sul palmo della sua mano. I suoi amici cominciarono a esaminare l’oggetto e a pulirlo dalla terra.
– Sembrerebbe una piccola moneta – osservò Patty.

 

 

Capitolo 3

 

Il minuscolo dischetto opaco non sembrava neppure fatto di metallo eppure riuscì a catturare un raggio di sole. In quel momento i ragazzi sentirono un vento freddo sfiorarli, il cielo si oscurò per un istante e loro avvertirono i peli rizzarsi sulle braccia e sulla nuca.
– Che strano… – iniziò a parlare Patty per poi interrompersi e sgranare gli occhi sbalordita. Gli altri la osservarono incuriositi e poi seguirono il suo sguardo. Il grano ondeggiava leggero nel vento, ma le spighe erano meno fitte e meno robuste, i chicchi sembrano scarsi. I campi apparivano più piatti e in lontananza riuscivano a scorgere grandi macchie verdi di alberi. Si guardarono e muti dallo stupore si resero conto che a parte il fruscio del vento e il canto degli uccelli non si sentiva nessun rumore o per meglio dire sembrava che i suoni che si udivano si percepissero meglio poiché non c’era nulla nel sottofondo a confonderli, un po’ come avviene in montagna, anche l’aria aveva un sapore strano e sconosciuto.
In lontananza, verso est, potevano vedere le sagome di alcune abitazioni e proprio sotto i loro piedi correva una strada. Jennifer e Billy si guardavano frastornati senza riuscire a capire cosa stesse accadendo.
I campi di frumento erano alternati a culture di altri cereali che i ragazzi però non conoscevano. Ogni tanto sentivano un muggito lontano o il belare di una pecora, l’aria aveva un sapore buono, l’erba sembrava più verde, tutti i colori apparivano vividi e vivaci. Benché le abitazioni che avevano scorto fossero ancora distanti, a un tratto davanti a loro, dietro il folto di un gruppo di alberi, i bambini videro profilarsi la sagoma di un edificio. Si avvicinarono alla costruzione che non molto alta, doveva essere fatta di mattoni intonacati.
Al centro del lato che guardava a sud, si apriva un ingresso squadrato e disadorno ai lati del quale correvano due panche di marmo bianche. I ragazzi si avvicinarono e guardarono oltre la soglia, una stanza rettangolare veniva illuminata dall’alto da un foro che si apriva proprio nel centro del soffitto.
Il pavimento era composto da piccole pietre di vari colori accostate in modo da formare le immagini di animali bizzarri incorniciate da figure geometriche. I muri brillavano di verdi e di azzurri, animali, piante, fiori si susseguivano sulle pareti. Un’altra apertura si apriva nel muro di fronte all’entrata, qui un locale più angusto del primo, riceveva luce solo dalle porte una delle quali si apriva sui campi. Sulle pareti dominavano i rossi, i neri e i marroni, il mosaico sul selciato sembrava rappresentare un cielo al centro del quale brillava un sole giallo. Su una delle pareti si apriva una nicchia dalla quale partivano alcuni gradini che portavano a una porta, chiusa.
– Che bel posto –esclamò Jennifer – quanti colori!
– Dove porterà la scala? –Si informò Patty –
– Sicuramente c’è un locale sotterraneo, una cripta insomma – specificò Antony – ma la porta è molto solida noi non riusciremo certo ad aprirla. Billy osservava tutto con interesse, le panche di legno accostate alle pareti, una specie di catino tutto lavorato con dentro del carbone, delle lucerne in terracotta simili a quelle che avevano viste sui libri di storia, appoggiate su una mensola sporgente. Erano ancora intenti a esaminare gli affreschi sulle pareti quando sentirono un rumore di passi, approssimavano. I quattro amici corsero verso la porta e si precipitarono all’esterno. Un ragazzo, che doveva avere pressappoco la loro età, si stava avvicinando velocemente seguito da due bambine più piccole. I tre avevano occhi e capelli castani, indossavano corti vestiti di varie tonalità di marrone ed erano scalzi.
Appena si videro si immobilizzarono all’istante, si scrutarono attentamente, poi il gelo si sciolse, in fondo erano tutti bambini.
– Che cosa facciamo? – chiese Jennifer.
– Mangiamo –rispose Patty aprendo lo zainetto ed estraendo un mucchio di gelatine di frutta per le quali era ben nota ai compagni. Ne offrì ai suoi amici poi tranquillamente si avvicinò ai nuovi venuti e ne diede anche a loro. Occhi scuri si fissarono in occhi scuri ed Patty scartando la caramella e infilandosela in bocca disse con una voce un po’ soffocata – ciao io sono Patty. Subito fu imitata dagli amici che fatti alcuni passi avanti, aggiunsero: – Io Billy. – Io Jennifer. – Ed io Antony.
Il ragazzo parve capire, infatti, sorridendo disse – Marcus – e indicando con un cenno le bambine – et iste Quarta et Primilla. Poi come se si fosse ricordato di aver qualcosa d’urgente da fare, cambiò espressione e alzata la testa si mise in ascolto.
Anche i quattro amici udirono un rumore lontano simile a quello di un tuono e guardarono verso il cielo, dove il sole splendeva nell’azzurro.
– Forse è in arrivo un temporale – affermò Billy.

 

 

Capitolo 4

 

Marcus si diresse verso un boschetto e fece loro segno di seguirlo. Lì all’ombra dei rami si erigeva una piccola capanna di legno, forse un ricovero per gli attrezzi, alla quale Marcus si avvicinò e cominciò a scalarne le pareti puntando i piedi tra le intersezioni delle assi. Quando fu sul tetto, guardò in basso e dalla sua espressione era chiaro che il ragazzo voleva che gli altri lo seguissero. Jennifer, Patty, Billy e Antony, seguiti da Quarta e Primilla si arrampicarono sulla costruzione e raggiunsero il tetto. Con la mano Marcus indicava verso nord dove una nuvola di polvere sembrava oscurare parte del cielo.
– Un tornado! – esclamò Patty.
– Al massimo una tromba d’aria – specificò Billy che ormai era entrato in pieno nello spirito dell’avventura e non aveva più nessun timore – però è strano con questo cielo.
– Exercitus –  chiarì Marcus . Tutti, anche se non conoscevano il latino capirono immediatamente.
– Barbari – aggiunse il bambino.
–  Jennifer guardò gli altri – e tremando disse –  ci travolgeranno!
– Guardiamo come sono e poi scappiamo – suggerì Patty.
– E dove andiamo? – domandò Billy.
– Torniamo da dove siamo venuti – rispose Antony – hai conservato la moneta, non è vero?
Marcus e le bambine seguivano il loro scambio di battute, sembravano molto preoccupati e guardavano in continuazione verso la nuvola di polvere che lentamente si ingrandiva. La campagna aveva dei colori bellissimi, non c’erano abitazioni pali della luce o del telefono a contaminare l’orizzonte, solo il rumore che si faceva sempre più forte e sembrava rimbombare nel silenzio turbava la quiete della giornata.
L’esercito in marcia doveva distare ormai pochi chilometri da loro che, affascinati, riuscirono al fine a scorgere il brillare di spade, lance ed elmi sotto il sole. I campi sembrano piegarsi sotto la forza devastante di tanti piedi, gli uccelli si alzavano veloci in volo e i movimenti di piccoli animali in fuga si indovinavano tra le spighe. Marcus e le sue sorelle avevano i gesti paralizzati dal terrore, ai quattro amici invece sembrava di assistere alla scena di un film e con il fiato sospeso erano in attesa degli avvenimenti successivi.
– Dobbiamo andare – li incalzò Jennifer – ci schiacceranno!
Billy aprì il pugno in cui teneva stretta la moneta e la espose al sole. Gli uomini in marcia erano sempre più vicini, i bambini potevano vedere i visi dei soldati ricoperti di polvere e sudore, percepire la loro fatica, il loro furore e il loro odore. Un brivido freddo pervase i ragazzi, il vento si alzò e si fece più buio.

 

 

Capitolo 5

 

Si ritrovarono in un mare di spighe. Attutito dalla distanza, si udiva il rumore del traffico lontano, più vicino il motore di un trattore rombava sommesso. Antony e Billy tesero le mani alle due bambine e si incamminarono verso il punto in cui avevano lasciato le biciclette. Gli altri li seguirono compreso Marcus che li guardava diffidente.
– Dovremo aspettare un po’, almeno finché l’esercito non sarà passato, chissà quanto ci vorrà – esordì Antony.
– Lo diciamo anche agli altri? – li interrogò Billy?
– Forse è meglio non farlo – asserì Patty – Jennifer ed Io andiamo a cercare qualcosa da mangiare, voi tentate di far capire a questi bambini, che più tardi li riporteremo indietro. Quando le due ragazzine si furono allontanate Billy e Antony cercarono di comunicare con Marcus, Quarta e Primilla, quest’ultima li teneva ancora per mano e  li adocchiava con sguardo adorante, gli altri invece guardinghi li scrutavano sempre più preoccupati soprattutto dopo aver visto patire le bambine in sella alle loro biciclette colorate.
In qualche modo, grazie anche a Primilla, che avendo intuito che i bambini non volevano far loro del male, ma anzi cercavano di aiutarli, rassicurava i compagni e li esortava ad avere fiducia, i due amici convinsero i visitatori, che erano entrati in una specie sogno che li aveva portati a fare un viaggio nel futuro.
Il termine “futuro” fu subito compreso, per “sogno” ci volle un po’, ma la parola “viaggio” sembrava proprio sconosciuta ai piccoli ospiti. Tornate le bambine, fecero merenda tutti insieme, seduti dove un tempo passava la vecchia strada.

I quattro amici condivisero con i bambini del passato, frutta, tortine e patatine e a nessuno venne in mente che all’epoca in cui questi vivevano, le patate non c’erano di sicuro e neppure le schiacciatine gusto pizza poiché non c’era neppure il pomodoro. Primilla, Marcus e Quarta gradirono molto quei gusti nuovi, anche se, ogni tanto, sobbalzavano per un rumore improvviso, prodotto magari dalla frenata brusca di un tir o dallo scoppiettare di una marmitta, e si guardavano intorno impauriti, ma la calma degli altri quattro li rassicurava. Sembrano inoltre affascinati dai colori e dalle stampe dei vestiti dei nuovi amici, ma guardavano con un certo timore le biciclette.
– Ormai è quasi sera dovremo tornare a casa fra poco –disse Patty – forse è meglio tentare finché c’è il sole.
E’ vero assentì Billy – magari senza luce la moneta non funziona, se quando arriviamo, vediamo che ci sono ancora soldati torniamo subito indietro- propose. Gli altri furono d’accordo, si misero tutti in cerchio, neanche stessero facendo un rito magico e Billy aprì la mano.

Il vento li investì ancora poi si trovarono in piedi sulla strada, poco più avanti poterono scorgere i resti anneriti della capanna. I campi intorno a loro erano stati devastati, le spighe frantumate da troppi passi; miracolosamente la struttura in mattoni sembrava indenne. Mancavano gli oggetti che prima la adornavano, ma qualcosa l’aveva protetta dalla furia devastatrice e gli affreschi brillano nella luce del sole morente. 

Mentre ispezionavano il luogo, sentirono delle voci, subito Marcus, Quarta e Primilla corsero verso l’ingresso, si fermarono un istante e voltatisi accennarono un saluto prima di precipitarsi all’esterno. Gli altri li seguirono con prudenza poi rimasero a osservare questi strani compagni che abbracciavano quelli che dovevano essere i loro cari.
– Andiamo – non facciamoci vedere – disse Antony e avanzò rapidamente verso la seconda apertura. Jennifer aveva gli occhi lucidi e la moneta tremava nella mano di Billy. 
Si ritrovarono poco dopo nel campo vicino alla strada.
– Domani potremo tornare –propose Jennifer –così ci assicuriamo che stiano tutti bene.
– E’ una buona idea- disse Antony – così ci guardiamo un po’ attorno per vedere se riconosciamo qualcosa.
Corsero a casa nella luce rossa del tramonto eccitati all’idea di ciò che avrebbero potuto vedere l’indomani.

Il giorno successivo benché il sole colpisse la moneta antica, non accadde nulla. Niente intorno a loro mutò.
– Peccato – disse Billy ero così curioso di scoprire qualcosa.
– Doppio peccato- aggiunse Antony –non ti rendi conto di quanto sia pesante questo vocabolario da trasportare?
– Mi sarebbe piaciuto provare a parlare con loro, chiedergli in che anno fossimo, cosa facevano, qual era la loro vita –si rammaricò Jennifer.
– Credo fossimo in epoca romana perché parlavano latino e poi non ho visto neppure il campanile di una chiesa, neanche da lontano- affermò Antony.
– C’è un pensiero che mi disturba – confessò Patty a voce bassa – noi continuiamo a parlare di quel posto come fosse un luogo, ma la località è questa, quindi forse è un tempo, però è anche un  posto, che confusione non ci capisco niente.

Il giorno dopo e per molti giorni ancora si recarono nel campo con la moneta in mano, ma la moneta rimaneva inerte, un piccolo disco di metallo consunto.